Rischio Stress sul lavoro?

Avete già sentito parlare del rischio stress?

o meglio, dell’obbligo di valutazione del rischio stress correlato al lavoro?

Sappiate che la valutazione di questo rischio è un chiaro obbligo del datore di lavoro.

In che senso?

Nel senso che la “ormai nota” valutazione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, descritta nel DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) deve essere integrata da una valutazione specifica che tenga appunto in considerazione tutti gli aspetti che possano determinare un rischio di stress per i lavoratori.

Perchè si deve valutare il rischio stress?

Lo stress, di per sè, non è una malattia professionale ma è una condizione, uno stato psico-fisico in cui ci si sente “sotto pressione”, si capisce di essere in una condizione non ottimale, in qualche modo alterata, da cui potrebbero quindi insorgere malattie o malesseri psicologici.

Ecco perchè il rischio stress deve essere valutato, perchè puo’ avere effetti nocivi sulla salute dei lavoratori.

Ricordiamo che il Datore di Lavoro ha l’obbligo non solo morale di comportarsi come il buon padre di famiglia e di eliminare e ridurre i rischi sul lavoro.

La valutazione del rischio stress rientra a pieno titolo nell’insieme delle altre valutazione dei rischi (rischio chimico, rischio meccanico, postura, esposizione a vibrazioni, movimenti ripetitivi, movimentazione manuale dei carichi, rumore etc etc).

Quali aziende devono fare la valutazione del rischio stress?

Tutte, nessuna esclusa. E’ sufficiente la presenza di un solo lavoratore, o socio lavoratore per definire l’obbligo del datore di lavoro di procedere con la valutazione di tutti i rischi quindi anche il rischio stress.

Come si procede in concreto alla valutazione del rischio stress lavoro-correlato?

Si analizzano dati oggettivi e dati soggettivi.

Nei primi rientrano informazioni quali: episodi di assenteismo, malattie non meglio definite, vertenze sindacali o tutto quanto possa far emergere il dubbio che le condizioni di lavoro non siano favorevoli.

Per quanto riguarda invece i dati soggettivi la forma piu’ efficace, senza che venga lesa la privacy, è quella di somministrare questionari in forma anonima ai lavoratori.

Niente di troppo invasivo, semplicemente si chiede la collaborazione ai dipendenti rispondo a domande su come reputano le condizioni di lavoro, se avvertono pressioni psicologiche, se ritengono che ci siano delle ingiustizie, se il clima non è meritocratico, se soffrono di disturbi fisici, digestivi ad esempio che possono essere correlati alle attività svolte e così via.

Una volta elaborati i dati si procede con la valutazione dei rischi e la redazione del documento specifico rischio stress che deve essere firmato come gli altri dal Datore di Lavoro, Rspp e Medico Competente se presente.

Se il rischio stress valutato risulta superiore al “basso” allora il Datore di Lavoro in primis (coadiuvato dal Medico Competente e dall’Rspp) deve attuare misure preventive affinchè in un tempo concordato, si riduca il rischio stress per i lavoratori.

Quali possono essere le misure attuative per ridurre il rischio stress per i lavoratori?

Tutte quelle che sono ritenute idonee e opportune per far rientrare nella soglia di “accettabile” il rischio stress. Possono essere correttivi sui carichi di lavoro, sulla durata o frequenza delle pause, sugli incarichi assegnati, sui tempi assegnati per lo svolgimento di attività etc etc..

Ci sono sanzioni se il datore di lavoro non possiede il documento di valutazione del rischio stress?

Come già descritto la valutazione di questo rischio specifico è un obbligo del datore di lavoro.

Pertanto il titolare di impresa deve essere in grado di dimostrare non solo di aver adempiuto a tale obbligo ma di avere in azienda il documento per essere mostrato  agli organi di vigilanza in caso di controlli.

Sono infatti previste sanzioni sia per la mancata valutazione sia per non aver conservato in azienda la valutazione dei rischi.

Scopri di piu’!

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Area 81 chiuderà per ferie dal 08/08/2016 al 28/08/2016 compresi!

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Buone ferie!

Area 81 Srl

Come fare per essere in regola con la sicurezza sul lavoro: Formati Responsabilmente!

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2016-06-15 to Oggi

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Certificazione Energetica

CERTIFICAZIONE ENERGETICA

La certificazione energetica degli edifici, introdotta in Lombardia dal 2006 ha lo scopo di promuovere una cultura del progettare, costruire, ristrutturare edifici facendo attenzione ai consumi energetici, alla riduzione delle emissioni e al comfort degli utenti.

Con l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) si hanno informazioni sulla qualità energetica dell’appartamento, villa o altri immobili riscaldati indicando anche gli interventi migliorativi che possono ottimizzare la prestazione energetica dell’edificio.

ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA

Dal 2007 ad oggi il modello di attestato energetico è stato oggetto di diverse modifiche: a partire dal 15 gennaio 2014, l’”ACE” (Attestato di Certificazione Energetica) è stato sostituito dall’Attestato di Prestazione Energetica “APE”

Cosa è l’APE?

L’Attestato di Prestazione Energetica è la classificazione dell’abitazione dal punto di vista energetico.

Permette di conoscere in modo semplice ed intuitivo le prestazioni energetiche dell’edificio, cioè quanta energia si consuma in un anno per il riscaldamento.

La quantità annua di energia (principalmente metano) è espressa da uno o più descrittori, che tengono conto del livello di isolamento dell’edificio e delle caratteristiche di installazione degli impianti tecnici.

La principale informazione riportata sull’APE è appunto la “CLASSE ENERGETICA”, cioe’ la LETTERA MAIUSCOLA  che indica il fabbisogno annuale di energia primaria necessaria  tecnici presenti.

Questo indice si esprime in una scala da A4 (edificio più efficiente) a G (edificio meno efficiente).

Non va dimenticato che l’APE fotografa l’edificio in condizioni standard di funzionamento, pertanto restituisce un fabbisogno energetico dell’edificio che non necessariamente corrisponderà al consumo che, come è noto, è influenzato in maniera significativa da condizioni climatiche diverse da quelle medie considerate e dall’uso, da parte degli utenti, degli impianti preposti alla climatizzazione.

Quando è necessario l’APE?

  • Pubblicazione di annunci commerciali finalizzati alla vendita o locazione di edifici
  • Contratti di locazione soggetti a registrazione, di locazione finanziaria e di affitto di azienda comprensivo di immobili, siano essi nuovi o rinnovati, riferiti a una o più unità immobiliari.
  • Trasferimento a titolo oneroso di interi edifici o di singole unità immobiliari.
  • ristrutturazione edilizia > 25%, ampliamento volumetrico > 20% recupero di sottotetti a fini abitativi > 20%.
  • CHIUSURA LAVORI per SCIA  o permesso di costruire presentati dall’01/01/2016 per
    nuova costruzione, demolizione con ricostruzione, ampliamento volumetrico>15% o >500 m3, recupero a fini abitativi di sottotetto esistente >15% o >500 m3, ristrutturazione importante di I° livello, ristrutturazione importante di II° livello.

Chi puo’ redigere l’APE?

L’attestato di prestazione energetica puo’ essere redatto SOLO DA SOGGETTO CERTIFICATORE ACCREDITATO che si assume la la responsabilità di produrre un APE corrispondente allo stato di fatto dell’edificio verificando, attraverso uno o più sopralluoghi, la congruenza tra i dati acquisiti da apposita documentazione e lo stato di fatto dell’edificio. A tale scopo non sono richieste al Soggetto certificatore verifiche di tipo invasivo.

Rivolgiti quindi ai Certificatori Energetici Accreditati di Area 81 !!!