I corsi sulla sicurezza non servono…se non sai cosa stai facendo.

Sono ormai un tecnico formatore senior, forse piu’ per l’età che non per le conoscenze: seguo infatti il vecchio adagio “non si finisce mai di imparare”.

Ho visto svilupparsi sia il D.Lgs 626/94, sia nascere e consolidarsi l’attuale Testo Unico Sicurezza D.Lgs 81/08.

Ma dopo piu’ di 10 anni di formazione a centinaia di lavoratori posso esprimere la mia modesta opinione:

I corsi sulla sicurezza del lavoro non servono a nulla se la mente del dipendente è occupata da altri pensieri.

Sono forse impazzito? io che promuovo e offro corsi di formazione da anni?
Sembrerebbe di sì, ma conservo ancora un minimo di lucidità per convincervi che non è così.

Il lavoratore di suo pensa sempre ad altro che non sia la sicurezza: non solo durante i corsi, ma anche prima e dopo.

La mente vaga ai figli, alla moglie, alla prossima auto da acquistare, alle vacanze…oppure si immagina in un’altra ditta o con un altro impiego.

La formazione è quasi sempre un momento di pausa nella routine del lavoro: si partecipa al tal monte ore, obbligati dal datore di lavoro, fino al superamento del test e il conseguimento dell’attestato…

Poi si ritorna al solito tram tram.

Mi direte: sì ma non sei capace di motivarli abbastanza, non sai coinvolgere l’aula, non sai essere interessante, non sai tenere l’attenzione…

Puo’ essere tutte le cose o nessuna ma il concetto è questo: il lavoratore in quel tale posto è contento? è soddisfatto della sua mansione? E’ CONCENTRATO SU QUELLO CHE STA FACENDO?
Una mole di nozioni, così come previsto dai contenuti dei programmi dei corsi, conseguono l’obiettivo di formare il lavoratore?

Ripartiamo dalla testa del dipendente e da quello che vuole.
Se è soddisfatto di cio’ che ha sul lavoro allora siamo a metà dell’opera, e i corsi sì possono avere un senso.

E’ un percorso personale, certo, ma ho visto e vedo troppe facce di gente svogliata o poco motivata sul lavoro da non aspettarmi che una pur coinvolgente formazione possa migliorare l’atteggiamento sul lavoro.

I programmi degli Accordi Stato e Regione sono ancora di tipo nozionistico…Secondo i testi normativi il lavoratore deve conoscere buona parte della legge, le figure della sicurezza coinvolte, rischi specifici etc etc, dispositivi di protezione etc etc..

Certo certo tutto utile.
Uno deve sapere chi è l’RSPP, a che serve il Medico Competente, quale numero comporre o cosa fare in caso di emergenza, ma nel quotidiano? Dove sta la mente? dove vaga?

Ripartiamo dal concetto di lavoro, come espressione delle capacità del singolo e la voglia di fare qualcosa che sa fare, non solo come occupazione.

Ognuno puo’ essere occupato ma non per questo significa che sta lavorando, sta solo percependo un compenso per fare qualcosa.

E quindi in questo caso puo’ essere distratto per la maggior parte del tempo.

Ma se ho persone motivate che contribuiscono con il loro sapere teorico o pratico, allora una persona si sente motivata, realizzata, il cervello è acceso, il sistema datore di lavoro, lavoratore e sicurezza si attiva in automatico perchè il dipendente si sente vivo, PERCEPISCE la realtà, è CONNESSO e tutti i sensi sono in funzione.

Le capacità di autotutelarsi, di autoproteggersi, di adottare prassi e comportamenti di buon senso SONO IN FUNZIONE senza che nessuno lo ripeta continuamente.

Ovviamente do’ per scontato che l’ambiente lavorativo sia sicuro, macchine a norma, protezioni segnaletica e quant’altro…
Ma è sempre l’individuo che fa la differenza, nell’evitare di farsi male o negli infortuni anche piu’ gravi.
Lavoriamo piu’ sulla persona, cerchiamo di capire se al lavoratore piace fare quello che sta facendo, se è adatto per quella mansione, se si trova quindi nel posto giusto; facciamo lo sforzo di fare un passo indietro.

Altrimenti la formazione sarà solo un guadagno per chi la propone e una coscienza bella pulita per il datore di lavoro.

Ancora troppo spesso la formazione è una formalità tradotta in tempo speso seduti su una sedia senza portare reali benefici alla sicurezza del singolo e dei colleghi.

Tra i due litiganti, la società che spinge per fare i corsi e il datore che insiste per rimandarli o farli a poco prezzo, il terzo, IL LAVORATORE, questa volta non gode.

Diego Panzeri.